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Ale MondoDuster




Una domenica, da Trieste alla Carnia (UD)

Inauguro la serie (speriamo lunga e ben fornita) dei racconti dei nostri viaggi con la Duster. Che siano lunghi o corti io credo che siano comunque delle belle avventure. 🙂

Domenica scorsa ho voluto fare un trecentino di chilometri per dare un’accelerata al rodaggio della mia nuova Duster: lei è una My2014, 1,6 cc 110 cv a benzina, 4×2 Laureate, colore Nero Nacrè. Non prendetemi per matta ma le ho anche dato un nome: Sharona (la Dusterona). 😀

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E’ arrivata circa una decina di giorni fa, dopo i consueti tre mesi di attesa, e non vedevo l’ora di farle sgranchire un po’ le ruote.

Approfittando della bella domenica di sole e del fatto che Consorte fosse libero da impegni, ho preso lui e Nano e siamo andati dalla nostra Trieste (0 metri sul livello del mare) fino a Resia (525 metri s.l.m.) in provincia di Udine, ultima roccaforte della civiltà prima di salire sul Monte Musi in Carnia.

Siamo partiti con calma alle 10.30 di una tutto sommato calda e soleggiata giornata, l’autostrada liberissima e i chilometri sono volati, nonostante siano circa 150 all’andata e altrettanti al ritorno.

Il panorama brullo del Carso triestino, fatto di pietre candide e pini marittimi lascia gradatamente la scena prima alle aperte campagne friulane, infine ai monti della Carnia.

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Appena arrivati è lo stomaco a comandare: Nano ha una fame nera, così troviamo una trattoria che definire piena come un uovo è riduttivo. Dopo 20 minuti di attesa in piedi finalmente ci sediamo e mangiamo tre mezzi polli con patatine veramente ben fatti. Dolcetto e caffè e poi si parte alla conquista dei tornanti del Monte Musi.

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La calvalcata della Valchiria però si è interrotta dopo pochi chilometri: la strada a un certo punto è bloccata da una transenna sulla quale c’è scritto che sul Monte Musi non si sale se non dotati del 4×4, e che in ogni caso se lo si fa è a proprio rischio e pericolo. Evabbè.

Torniamo indietro e ci fermiamo a fare delle foto sul greto del torrente Resia.

Le cime innevate sono vicine, purtroppo non abbastanza per essere raggiunte ma abbastanza per essere fotografate: tant’è, e ce ne dobbiamo fare una ragione.

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Intanto l’area che abbiamo eletto a nostro personalissimo set fotografico si rivela essere utile per una grigliata estiva: ottimo!

Nano si diverte a fotografare orme, sassi e segni di pneumatici rimasti impressi nella sabbia compatta di quella piazzola: a 7 anni non si può avere la visione artistica di un Oliviero Toscani in erba, ma intanto ci si allena. 😉

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Il sole ha passato lo zenith da un po’, così ci accingiamo a ritornare all’ovile.

Un’ultima tappa prima del rientro: una foto a distanza della chiesa di Moggio Udinese, un paesetto arrocato su un’altura dall’altra parte del fiume. Mia madre da giovane aveva svolto là, lontanissima da casa, i primi anni del suo lavoro da maestra elementare: nonostante siano passati tantissimi anni si ricorda ancora del calore di quella gente, un calore che contrastava i gelidi inverni che arrivavano da quelle parti.

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Spero che questa sia solo la prima di tante avventure che condivideremo su questo sito, vi aspetto numerosi!

Ale DonneDuster







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