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Diario di una Dusterista: Duster scacciapensieri – prima parte

Spesso mi capita di non poter dedicare come vorrei le mie attenzioni all’amata Duster senza destare la curiosità del vicino che, come riporta il “Manuale del perfetto vicino di casa”, non avendo niente da fare destina buona parte del suo tempo libero a “far caso” ai “casi” altrui.

Ebbene, oggi pomeriggio cercavo disperatamente di scattare qualche foto alla parte dell’auto cui di solito si riserva poca cura (quella nascosta agli occhi e visibile alla perfezione solo caricando la macchina sul “ponte”) quando il signor X (così chiamato per rispetto della sua privacy, io, a differenza sua, ho a cuore quella altrui) da me soprannominato bonariamente compare Renè, nonostante la mia posizione accovacciata e il mio fermo proposito di non dare nell’occhio, mi apostrofa con un: “Ma che è successo?”.

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E io che speravo di passare inosservata col mio metro e settantatrè borbotto un: “Noooo… niente”. Trovo difficile spiegare a un profano, ovvero a un “non – dusterista” nonché fanatico 112ista della primissima serie, cosa sto cercando di fare: fotografare la protezione grigia che, da un certo punto in poi, diventa marrone ruggine nonostante la mia 4×4 non abbia ancora fatto il battesimo del fango.

Il vicino, momentaneamente tacitato dalle mie oscure parole, ben poche in verità, si allontana, ma poi ritorna, come fanno tutti i vicini curiosi. Ed avendo captato con le sue antenne multi direzionali (alias orecchie) lo scatto della fotocamera del mio cellulare ri-chiede lumi circa la mia attività in quella posizione innaturale.

Non voglio conversare, sono impaziente di mettermi al volante e poi non è il massimo della comodità stare accovacciati come un tuareg dinanzi alla sua ciotola di burghul nel deserto del Sahara. La temperatura a quell’ora è la stessa del deserto per cui urge sbrigare la faccenda e liquidare l’importuno vicino.

Articolo qualcosa di stentato. “Nooo… niente”, cerco di essere molto sommaria, senza entrare nei particolari: “C’è questa parte di sotto della macchina che sembra di un altro colore… chissà…” e lui comincia: “…ahhh…eeehhh…, bisogna stare molto attenti… non si sa mai… bisogna avere tanto di occhi…”. Conversazione più generica e inutile fra vicini non fu mai fatta, ne sono convinta.

Intanto il sole, mai come oggi, è implacabile. Maledico gli odiosi ragni rossi che tappezzano ogni superficie piana e mi impediscono di sedere sul nudo pavimento di cemento. Se lo facessi quanti animaletti schiaccerei col mio peso? Un intero esercito. In più potrei portarne qualche simpatico esemplare, ancora vivo e vegeto, all’interno dell’amato abitacolo. La mia Duster colonizzata da un branco di ragnetti rossi?!! Sacrilegio!!! Sarebbe come aprire le porte di una chiesa ad Alì Babà e i quaranta ladroni.

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Completata l’operazione “Cattura parti segrete della Duster” posso mettermi finalmente al volante.

Nell’abitacolo un’onda di calore e di rimorso mi investe. Accendo il climatizzatore e, strada facendo, una brezza gentile mi avvolge e mi distende. La guida è un toccasana, una sorta di rimedio ad ogni male. Ma quale manopola ruotare per far pace con se stessi? Quale meccanismo resettare per smettere di arrovellarsi? Quale marcia innestare per tranquillizzarsi?

Ho colpito il vicino con l’arma impropria della mia indifferenza e adesso ne pago lo scotto. Ma ogni velleità che non sia connessa con la mia amata DD è però destinata a smarrirsi come Pollicino nel bosco dell’omonima fiaba, fino a dileguarsi del tutto.

Intanto giungo, senza accorgermene, al valico. Subito dopo affronto un tratto in discesa mentre mi lascio cullare dalla conciliante melodia del motore, accompagnata dalle note di Elton John e della sua A word in Spanish. Improvvisamente cosa vedo nello specchietto? Una donna al volante… (Continua)

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