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Diario di una Dusterista: Ho scritto Duster sulla spiaggia

Buone vacanze? Buone vacanze un corno! A tutti gli amici Dusteristi e non, dalla splendida Calabria giungono le note dolenti di una Dusterista momentaneamente senza Duster ed in piena crisi di astinenza.

Il rimedio a tanta amarezza e a tanto strazio del cuore? Forse potrebbe bastare un giro su una Duster qualsiasi: 4×4, come la mia, (orgoglio per la trazione integrale modalità ON), 4×2, fa lo stesso, diesel, benzina, idem… Non stiamo a sottilizzare. Individuarne una con chiavi nel cruscotto, e lanciarsi in un emozionante giro dell’isolato, in una tirata da brivido sul lungomare inebriandosi della visione dell’amato liquido elemento sulla destra, col sole che pian piano scompare, inabissandosi tra i flutti dorati. La linea che separa il sogno dalla realtà è sottile come il filo della ragnatela tessuto da un abile aracnide.

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Il mio occhio da Dusterista infatti ha già colto in zona un paio di esemplari che farebbero al caso: una Deep Jungle, molto accessoriata, con portabici e box sul tetto ed una bianca più essenziale, ma non per questo meno affascinante, parcheggiata lungo il viale che porta in centro, incorniciato da profumati oleandri.

Poter mettere le mani su “quel” volante! Prima, seconda, terza, quarta e poi via, col motore che canta come un crescendo di una magnifica sinfonia, con “quella” leva del cambio… quale impagabile, ineffabile piacere dominare la strada con la veduta dall’alto! Più che una regina su un trono mi sentirei una generalessa su una torre di avvistamento saracena.

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Ma che fare – mi chiedo – per evitare al proprietario della “prescelta” lo choc del vedersi dileguare, come nebbia in una mattina d’autunno, il proprio mezzo di locomozione preferito? Fare amicizia col Dusterista e chiedergli di potermi mettere al volante per un innocuo giro dell’isolato? Complicato! Già immagino si tratti di padre con moglie e almeno tre figli al seguito; non si spiegherebbe altrimenti la presenza del portabici e del box sul tetto.

Per quanto riguarda il proprietario della Duster bianca non avanzo ipotesi. A questo punto qualsiasi proposito io abbia intenzione di mettere in atto mi sembrerebbe inappropriato, difficile, rischioso, folle. Urge precisare che non mi serve la seconda Duster, anche se di Lei non se ne ha mai abbastanza. La mia mi attende in garage, col profumo di nuovo del suo abitacolo pronto ad accogliermi e ad inebriarmi come la prima volta.

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Sono combattuta: il bisogno di guidare la Duster si è fatto impellente ma ciò non mi esime dal valutare i rischi ai quali mi esporrei se mettessi le grinfie (su di lei sarebbero delicatissime mani) su una Duster altrui. Si tratterebbe in fondo di utilizzo non autorizzato a tempo determinato, un prestito insomma.

Comunque, se il progetto dovesse andare in porto, mi premurerei di lasciare in macchina un biglietto, (stile ladro – gentiluomo, nel mio caso ladra – gentildonna, che possa valere da attenuante per l’atroce – si fa per dire – atto commesso) recante queste parole: ” E’ stato bellissimo, sia pure per pochi preziosi minuti, ritrovarti e riaverti, indimenticabile lo stare con te per riassaporare sensazioni che la lontananza non è riuscita a spegnere….anche se so che non mi appartieni e non mi apparterrai mai ti adoro per quello che mi hai dato…”

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Serviranno queste mie brevi battute, un vero distillato di cuore, a tacitare l’ansia e la rabbia del Dusterista per aver temuto per la sorte della propria piccola? Un dubbio però mi assale…magari si sentirà sollevato per averla ritrovata ma le mie parole non gli eviteranno le sonore legnate metaforiche ma perché no, anche reali, della moglie gelosa… per via del biglietto naturalmente che, a pensarci bene, potrebbe dar adito a non trascurabili equivoci…

Sorrido pensando al suo effetto deflagrante, dopo averlo vergato in tutta fretta e lasciato con noncuranza sul cruscotto grigio, dove spicca, sotto il sole, come una bandiera bianca su una barca in balia dell’oceano minaccioso.

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La moglie, con una calma degna di un guru indiano in piena fase atarassica, legge le cruciali parole e si abbandona subito dopo ad una crisi isterica, anzi, alla madre di tutte le crisi. Il volume posizionato su max. Mi sembra di sentirla: “Allora hai un’altra??!!” Ovviamente è un’affermazione non una domanda dai tragici sviluppi. Ripetuta più volte, almeno quattro, potrebbe diventare l’intro perfetta di una canzone rap, di quelle che spopolano sul web, mi viene da pensare solo ad immaginarla. Mentre il dusterista, sospetto fedifrago, si sente tranquillo perché anche lui non riesce a capire il senso di quelle parole. In fondo è innocente.

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Intanto riflette: ad averla una storia tale da meritare quelle frasi che sono tutto un programma. Un programma? Un intero palinsesto! Mentre nella sua mente corrono le immagini di un tradimento, a volte sognato ma mai realizzato. Gli strepiti della moglie alla fine lo richiamano alla prosaica realtà. “Questa non ci voleva” – rimugina tra sé – “tentativo di furto ed ora gli insopportabili isterismi coniugali”. Rientro in me dopo l’esilarante flash forward e riassaporo le amare spine della crisi.

Complici le molte ore di ozio, nei momenti di più grave disagio da astinenza da Duster, mi sono lasciata prendere la mano e così ho scritto DUSTER sulla spiaggia corredando la mia opera d’arte improvvisata di un bel cuore. Prima che il mare, con il perenne flusso delle sue onde, cancelli la mia dichiarazione d’amore qualcuno leggerà la scritta e non ne comprenderà il senso…ma tant’è, trattasi di passione e le passioni non si comprendono, si vivono e basta.

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Passione dai molteplici significati, il più scontato: amare la propria Duster ed esserne fieri; il meno frequente ed il più originale: salutarla in un sussurro con un “Ciao piccola, ci vediamo domani…” mentre la mano sfiora, con un tocco simile ad una carezza, lo stop ancora così caldo da sembrare vivo.

Qualcuno dirà sogghignando: “Roba da Dusteristi!” ma al Dusterista puro è mai importato qualcosa del parere degli altri? E poi cosa sarebbe la nostra esistenza senza la passione? Un cielo senza stelle… un giorno senza luce, una notte perenne. Sono le passioni ad accendere la vita… come un sole accecante su una spiaggia d’estate.

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