Una domenica da speleologi in Slovenia

Io e mio marito siamo speleologi da diversi anni: lo ammetto, più lui che io… Da un annetto a questa parte però, si è aggiunto all’attività sociale anche Michele, mio figlio di 8 anni.

Oggi, assieme ad altri membri della Società Adriatica di Speleologia di Trieste siamo andati in Slovenia, per un’uscita assieme ai bambini.

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Questo paesino dista da Trieste solo una manciata di chilometri, ma già da qualche metro dopo l’ormai ex confine di Pese si respira un’aria completamente diversa: le strade seguono la morfologia del terreno, e vanno dolcemente in mezzo all’ambiente collinare, riportandoci a una dimensione più umana e rallentata rispetto a quella che viviamo quotidianamente.

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La grotta è a Gradišče pri Materiji, una frazione del Comune di Hrpelje: per arrivare sul posto si lascia la strada liscia, asfaltata di fresco, e ci si infila in un sentiero.

Già lì tra ghiaia, sassi, buche, curve e pendenze, la cosa si faceva divertente: vedere che nonostante tutto la mia “Sharona” (un’ umile 4×2 a benzina) se la cavava con disinvoltura, mi ha fatto per l’ennesima volta contenta dell’acquisto. Ma la cosa non finisce qua.

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Arrivati al prato, i baldi speleologi, tra i quali diversi bambini coraggiosi, hanno cominciato il rito della vestizione: nulla dev’essere lasciato al caso, la montagna non perdona… anche quando si è in tanti, una disattenzione del singolo può portare conseguenze spiacevoli (se va bene).

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Devo dire che il bagagliaio ha fatto il suo: ha portato materiale per due speleologi e mezzo (il che, conoscendo mio marito e tutto quello che si porta dietro, non è poco)

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Ecco i miei due uomini: il grande, con dovuta perizia e dall’alto della sua venticinquennale esperienza come speleologo, si preoccupa di mettere e regolare l’imbrago al piccolo (che ha già qualche grotta all’attivo, ma ha 8 anni ed è sempre meglio controllare…)

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Come risultato finale dell’opera di vestizione, il mio piccolo eroe ormai era diventato un peperoncino di Cayenne ambulante. 😀

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Con noi in auto c’era anche Alberto, storico amico di mio marito

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Una volta che tutti i componenti della spedizione si sono avviati, sono rimasta praticamente sola: mi guardo intorno e scorgo un sentiero, visibilmente già battuto da mezzi fuoristrada (solchi ev’rywhere).

Colta da una sorta di incoscienza – masochismo – fiducia in me stessa e nel mezzo, conscia del fatto che ho “solo” la trazione anteriore ma che alla peggio nel gruppo ci sono anche un paio di 4×4 blasonati, decido di lanciarmi nell’impresa.

Bene: inforco la stradina. Si parte con una salitina ripida di circa 5 metri, alla fine della quale c’è un salto e subito la discesa. Primo piccolo panico: sono finita con le ruote in un solco e non vado avanti. Bene, non andrò avanti, proviamo ad andare indietro. Metti la retro e gioca di sterzo, esco tranquillamente dall’impaccio. Wow!

Si prosegue, sempre discesa… arriva la curva e sto attenta a non cadere di nuovo in un solco: l’umidità della notte si era pure trasformata in ghiaccio, per cui dove non c’è fango, c’è ghiaccio. Evvai…

Alla fine passo anche la curva con nonchalance… e dopo una cinquantina di metri mi trovo davanti un meraviglioso prato, libero, enorme, pieno di rilievi… fantastico, faccio una decina di minuti di giri per far capire alla mia fedele compagna a quattro ruote a cosa servono gli ammortizzatori e poi decido di ritornare su.

La salita, sempre stando attenta a non passare per i solchi, è stata ancora più tranquilla della discesa: non fosse che ora l’auto è mezza marrone, mio marito non si sarebbe nemmeno accorto della mia scampagnata. 😉

Alla fine sono contenta di aver voluto affrontare questa piccola, grande sfida. Ho testato il mezzo, superando (lo ammetto) anche un mio limite mentale: se prima pensavo che con una trazione anteriore non si potesse che andare sul dritto, ora so che posso cavarmela anche in situazioni più difficili. (Comunque mi sa che farò un corso di guida off-road… oggi ero esaltatissima!) 😉







@DaciaItalia

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