Diario di una Dusterista: Duster scacciapensieri – seconda parte

Improvvisamente cosa vedo nello specchietto? Una donna al volante… E sin qui nulla di strano, se non fosse che l’ignoto esemplare del gentil sesso evidenzia, in maniera plateale, il mancato rispetto di un’elementare norma di sicurezza stradale: la distanza dal veicolo che precede.

Il “veicolo che precede” in questione è il mio. La donna conversa col pargolo munito di cuffie e – mi pare di arguire – si distrae un po’ troppo. Va da sé che quando sono alla guida della Duster tutti quelli che mi seguono sembrano distrarsi un po’ troppo… Comunque mi sovviene in questo momento particolarmente rischioso la lezione di psicologia di un mio caro professore delle Superiori, a proposito dell’attenzione.

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All’epoca rimasi particolarmente colpita dall’esempio (a cui questi fece ricorso) che non ho più dimenticato. Quando si guida – diceva – ci si trova a dover concentrare e, allo stesso tempo, distribuire l’attenzione. La vignetta sul testo che spiegava il processo era molto illuminante. Un automobilista doveva scansare galline che razzolavano allegramente e pericolosamente a bordo strada e badare, allo stesso tempo, a non avvicinarsi troppo al veicolo che lo precedeva.

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In quel momento mi chiedevo quale tipo di attenzione avesse posto in essere il pericolo ambulante che mi tallonava. Seminarla non mi sembrava un’idea sensata. Avrei dovuto frenare alla prima curva col duplice rischio di ribaltarmi o farmi tamponare proprio da lei, magari distratta da qualche inconsulta richiesta del pargoletto.

Tra una paranoia e l’altra, alla fine la discesa brucia – pasticche è andata. Mi si staglia così davanti, superato il passaggio a livello, nitida e libera, la superstrada salvatrice. Alleluia!

La donna coglie l’occasione per aggredire il massiccio posteriore della DD. Vuole sorpassare la magnifica Duster col suo ciotolino (o macinino, che dir si voglia) motorizzato… ”La prego! Si accomodi!” Lungi da me il proposito di darle filo da torcere. E poi, perché infierire? C’è un bimbo a bordo… bimbo? Si fa per dire!

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Anche in ambito automobilistico credo sia vantaggioso porre in essere il principio – cardine del liberismo economico di Adam Smith: “laisser faire, laisser passer”. La lascio (sor) -passare, mentre respiro a pieni polmoni l’aria satura dell’aroma dolciastro delle splendide ginestre.

Potrebbe essere più bello di così questo pomeriggio di fine maggio con il sole che inonda l’asfalto e l’azzurro più azzurro che si possa immaginare del cielo, incuneato tra le colline, il verde brillante dei prati che già virano verso il giallo dorato e le rare nuvole, candide come latte?

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Renè e i suoi tentativi di violazione dei segreti altrui sono ormai un ricordo lontano… dimenticati… Amen! Duster! Che incredibile, ineguagliabile scacciapensieri sei tu!

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